Descrizione
Il Museo Nazionale delle Carrozze a Belém custodisce le carrozze reali del Portogallo: circa 9.000 oggetti, dalle carrozze cerimoniali dorate a quelle dei bambini. È diviso tra un lungo edificio moderno e l’antica Scuola Reale di Equitazione, uno di fronte all’altra ai due lati della strada.
Le stelle sono tre carrozze scolpite e dorate in barocco italiano, tra cui la Carrozza degli Oceani. Appartenevano al marchese di Fontes: nel 1716 re Giovanni V lo mandò a Roma come suo ambasciatore presso papa Clemente XI, e un ambasciatore doveva arrivare con stile.
La collezione racconta come si sviluppò il trasporto trainato da animali alle corti d’Europa, dal XVI al XIX secolo, fino all’arrivo dell’automobile. Il veicolo più antico è la carrozza di Filippo II del Portogallo, che la usò per la sua visita nel 1619.
Intorno alle carrozze ci sono portantine, lettighe, finimenti e le uniformi dei funzionari di corte. Ci sono anche ritratti dei re e delle regine di Braganza, tra cui Caterina di Braganza, che sposò Carlo II d’Inghilterra. Alcuni finimenti furono doni arrivati da lontano, dal Marocco, dall’India e dal Brasile, per i sovrani del Portogallo.
Fu un’idea della regina Amélia. Nel 1905 radunò le carrozze reali dalle scuderie dei palazzi e le espose nella Scuola Reale di Equitazione di Belém, dove un tempo la corte assisteva ai giochi equestri dalle gallerie. Fu il primo museo di carrozze al mondo.
Lo spazio non bastò mai. Nel 2015 la maggior parte della collezione si trasferì dall’altra parte della strada, in una lunga scatola bianca sollevata su quattordici pilastri, opera del brasiliano Paulo Mendes da Rocha, vincitore del Pritzker. Nell’antica scuola di equitazione, con i soffitti dipinti, ne è ancora esposta una parte.
La collezione comprende anche il landò su cui furono uccisi a colpi di arma da fuoco re Carlo e il suo erede nel 1908, a ricordo che questi veicoli furono anche teatro della storia.
Le stelle sono tre carrozze scolpite e dorate in barocco italiano, tra cui la Carrozza degli Oceani. Appartenevano al marchese di Fontes: nel 1716 re Giovanni V lo mandò a Roma come suo ambasciatore presso papa Clemente XI, e un ambasciatore doveva arrivare con stile.
La collezione racconta come si sviluppò il trasporto trainato da animali alle corti d’Europa, dal XVI al XIX secolo, fino all’arrivo dell’automobile. Il veicolo più antico è la carrozza di Filippo II del Portogallo, che la usò per la sua visita nel 1619.
Intorno alle carrozze ci sono portantine, lettighe, finimenti e le uniformi dei funzionari di corte. Ci sono anche ritratti dei re e delle regine di Braganza, tra cui Caterina di Braganza, che sposò Carlo II d’Inghilterra. Alcuni finimenti furono doni arrivati da lontano, dal Marocco, dall’India e dal Brasile, per i sovrani del Portogallo.
Fu un’idea della regina Amélia. Nel 1905 radunò le carrozze reali dalle scuderie dei palazzi e le espose nella Scuola Reale di Equitazione di Belém, dove un tempo la corte assisteva ai giochi equestri dalle gallerie. Fu il primo museo di carrozze al mondo.
Lo spazio non bastò mai. Nel 2015 la maggior parte della collezione si trasferì dall’altra parte della strada, in una lunga scatola bianca sollevata su quattordici pilastri, opera del brasiliano Paulo Mendes da Rocha, vincitore del Pritzker. Nell’antica scuola di equitazione, con i soffitti dipinti, ne è ancora esposta una parte.
La collezione comprende anche il landò su cui furono uccisi a colpi di arma da fuoco re Carlo e il suo erede nel 1908, a ricordo che questi veicoli furono anche teatro della storia.