Descrizione
L’acquedotto delle Águas Livres, l’«Acquedotto delle Acque Libere», è il grande sistema idrico settecentesco di Lisbona. Il suo tratto più famoso è un’arcata di pietra lunga 941 metri attraverso la valle di Alcântara, con uno dei più alti archi a sesto acuto in muratura del mondo.
A Lisbona si racconta ancora di un cocchiere di nome Diogo Alves che vi derubava la gente e la gettava giù dagli archi. Fu un assassino vero, impiccato nel 1841 per aver ucciso cinque persone in casa di un medico. Ma l’acquedotto non fu mai nominato al suo processo: quella parte è leggenda.
La storia vera parla di sete. Il Tago è salato e la città continuava a crescere oltre le sue sorgenti. Nel 1728 Lisbona impose tasse su vino, carne e olio d’oliva per pagare l’acqua e nel 1731, sotto re Giovanni V, iniziarono i lavori.
Il tratto sopra la valle ha 35 archi, 21 a tutto sesto e 14 a sesto acuto. Il più alto, l’Arco Grande, misura 65 metri di altezza con una luce di quasi 29 metri, e fu terminato nel 1744. L’acqua cominciò a scorrere nel 1748, il triplo di quella che la città aveva prima.
Nel 1755 l’acquedotto superò il grande terremoto quasi indenne. Dentro lo spessore della struttura correvano due stretti camminamenti ai lati del canale dell’acqua, collegati da lanterne di ventilazione. Il camminamento pubblico chiuse nel 1852, per ragioni che non avevano nulla a che fare con Alves.
Un altro pezzo da vedere è l’Arco do Carvalhão, quattro archi a tutto sesto costruiti nel 1742–45, che prende il nome dal proprietario terriero che sarebbe diventato marchese di Pombal. La linea principale è lunga 14 chilometri e l’intera rete, con le sue gallerie, arriva a 58.
Portò acqua fino al 1967. Oggi appartiene al Museo dell’Acqua, insieme alla Mãe d’Água das Amoreiras, il serbatoio in cui termina la linea, iniziato nel 1745 e concluso solo nel 1834.
A Lisbona si racconta ancora di un cocchiere di nome Diogo Alves che vi derubava la gente e la gettava giù dagli archi. Fu un assassino vero, impiccato nel 1841 per aver ucciso cinque persone in casa di un medico. Ma l’acquedotto non fu mai nominato al suo processo: quella parte è leggenda.
La storia vera parla di sete. Il Tago è salato e la città continuava a crescere oltre le sue sorgenti. Nel 1728 Lisbona impose tasse su vino, carne e olio d’oliva per pagare l’acqua e nel 1731, sotto re Giovanni V, iniziarono i lavori.
Il tratto sopra la valle ha 35 archi, 21 a tutto sesto e 14 a sesto acuto. Il più alto, l’Arco Grande, misura 65 metri di altezza con una luce di quasi 29 metri, e fu terminato nel 1744. L’acqua cominciò a scorrere nel 1748, il triplo di quella che la città aveva prima.
Nel 1755 l’acquedotto superò il grande terremoto quasi indenne. Dentro lo spessore della struttura correvano due stretti camminamenti ai lati del canale dell’acqua, collegati da lanterne di ventilazione. Il camminamento pubblico chiuse nel 1852, per ragioni che non avevano nulla a che fare con Alves.
Un altro pezzo da vedere è l’Arco do Carvalhão, quattro archi a tutto sesto costruiti nel 1742–45, che prende il nome dal proprietario terriero che sarebbe diventato marchese di Pombal. La linea principale è lunga 14 chilometri e l’intera rete, con le sue gallerie, arriva a 58.
Portò acqua fino al 1967. Oggi appartiene al Museo dell’Acqua, insieme alla Mãe d’Água das Amoreiras, il serbatoio in cui termina la linea, iniziato nel 1745 e concluso solo nel 1834.